IMPOSSIBILI
affabulazione tragicomica per un coro di attori che cantano

Scritto da: R. Masciopinto e G. Mori
Diretto da: Rosa Masciopinto
Con i Fools: Martina Spalvieri, Luigi Orfeo, Jessica Ugatti e Stefano Sartore
Arrangiamenti vocali: Martina Spalvieri
Costumi: Donna Carmela
Scenotecnica e luci: Mastro Francesco Zinnamosca
Vocalità: Lee Colbert e Lorenzo Subrizi
Foto: Nino Colella


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VOX POPULI.
Ma il pubblico come reagisce a IMPOSSIBILI?
Insomma che ne pensa?

CoPorodotto da:
Emanuelita Nosengo, Diego Mandosso, Giulia Tanteri, Rosario Tipaldi, Giorgio Spriano, Filid Folk Music, Roberta Calia, Daniele Davì, Teresa Mele, M. Cristina Caimotto, Ilaria Marchini, Alessandra Malfi, Irene Citriniti, Tommaso Belgiovine, Giancarlo e Lalita Ugatti, Angelica Osti, Bruna Tronchin, Sandro Maria Campagna, Lucia Tialdi, Matteo Berdini,  Luciano Zinnamosca e Bruna Tellan, Laura Amalfi, Giulia Ugatti e Diego Gastaldelli, Giancarlo e Lalittha Ugatti, Paola Zinnamosca, Silvana Zinnamosca, Fernanda Gallizioli, Abitha e Leonardo Ranasinghe, Gloriana Ferlini, Silvia Vercelli, MariaTeresa Bucco, Lorenza Meccoli, Elena Rubin, Sergio Telan, Carola Caruso Vigna, Nicola Paroldo, Sally Calva, Silvia & Mimmo, Roberta D'Antonio, Sara Trincheri, Leonardo, Davide Pezzano, Carmen Caruso, Fabio Brunetti, Francesca Porrini, Gianna Calva, Eva Bruno, Donatella Poncini, Silvia Cabula, Christian Baldin, Sabrina Auricchio, Franco Romanelli, Cristiana Pavesio, Alessandra Gervasio, Davide Nagliero, Silvia Riccio, Loretta Conti, Alberto Cramarossa, Ludovica Scarfì, Irene Turri, Silvia Vercelli.

 

note di regia

 

 

Impossibili è stato scritto vent’anni fa, all’alba dell’era berlusconiana, quando molti italiani sentivano di aver perso: un’ occasione di verifica, la possibilità di essere ascoltati, una speranza di un mondo più giusto e più felice.

L’avvento della Seconda Repubblica provocava sperdimento e insicurezza: il pericolo di perdersi per sempre era a portata di mano ed era dunque necessario porsi una domanda : la stella che avevamo finora seguito brillava ancora o era solo un bel sogno da cui svegliarsi?

Ora ci ritroviamo stremati, ma ancora determinati a restare vivi e - tra un’ennesima fine e un nuovo inizio - quella domanda esige ancora una volta una risposta: erano solo nuvole quelle che rendevano più cupa la notte?

Tante volte ci siamo ingannati su un bagliore nel cielo, tante volte abbiamo scambiato il pulsare di un satellite per la prima stella della sera, tante volte abbiamo preferito negare la vita piuttosto che viverla…

Siamo ancora disposti a seguire quell’utopìa, anche se abbiamo imparato che – per sua natura – la sua esistenza è impossibile?

Siamo ancora capaci di superare le notti che ci aspettano? Siamo disposti a rischiare ancora, ad avere ancora fiducia nella nostra passione? La nostra visione del mondo è ancora possibile?

E’ per cercare delle risposte a queste domande che ho accettato con entusiasmo di riportare in scena Impossibili - per la terza volta in vent’anni - con I Fools.

Li conosco e collaboro con loro da dieci anni, li ho seguiti e accompagnati fin dai loro primi studi dell’arte recitativa fino a oggi e riconosco loro una tecnica formidabile e necessaria all’interpretazione di questo atto unico che richiede di “cantare i testi, recitare le canzoni, gridare i gesti” con la destrezza di un giocoliere.

I Fools sono una compagnia indipendente cioè creano, agiscono e producono nel e per il presente con le proprie forze: Impossibili permette loro di affrancarsi dai classici “ruoli” e dalle inevitabili competizioni e gerarchie perché affida l’interpretazione di protagonista e antagonista a un Coro.

E quella del Coro è una ricerca di stile che appassiona da sempre sia me che loro.

L'allestimento - che potrebbe essere definito "minimalista" data l’assenza di scenografia – non è solo la conseguenza di un metodo di lavoro che alcune circostanze, anche fortuite, hanno via via definito nel tempo, ma sopratutto il desiderio di uno “spazio vuoto” che l’attore può riempire con la propria versatilità e capacità di evocazione, servendosi di ogni possibile, meraviglioso e mostruoso artificio del teatro.

Rosa Masciopinto

 

drammaturgia

 

Rosa Masciopinto e Giovanna Mori, in arte Opera Comique, nei dodici anni di lavoro comune hanno avuto un percorso un pò anomalo nel panorama del teatro italiano collocandosi, grazie al loro personalissimo stile, tra il genere comico e quello della ricerca sul racconto contemporaneo.

Debuttano nel 1986 nella discoteca romana Olimpo con una serie di “pezzi brevi” che diventeranno in seguito il loro primo spettacolo La vita è una curva.

Sono immediatamente “preda” della televisione, in quegli anni a caccia di nuovi comici, ma preferiscono scrivere e portare in teatro i propri spettacoli - Le scarpe di ferro pesano, Operique, Lei chi? e Impossibili - o adattarli per la radio, data la fertile collaborazione con la trasmissione di Radio Rai Audiobox diretta da Pinotto Fava.

 

Le scarpe di ferro pesano e Impossibili sono pubblicati per le edizioni Grin nella collana I Copioni, curata da Luigi Maria Musati e Marcantonio Lucidi.

L’ultimo spettacolo, Mi Lascio, scritto all’inizio del nuovo millennio in collaborazione con Jean Claude Carrière – sceneggiatore di Buñuel e drammaturgo di P. Brook - segna lo scioglimento della compagnia.

  

regia

Rosa Masciopinto: attrice, drammaturga, regista, pedagoga

 

Debutta come clown e negli anni '80 dà vita anni al duo Opèra Comique con cui scrive e mette in scena diversi atti unici, fa radio e televisione.

Riceve il Premio Isola del Cinema Europeo come migliore attrice per il cortometraggio Senza parole candidato agliOscar, vincitore del Premio Massimo Troisi e del David di Donatello nel 1997.

Insegna Commedia dell’Arte in Francia, Spagna, Canada e Stati Uniti.

In Italia è docente di Improvvisazione e Drammaturgia dell’Attore per l’Accademia Nazionale “Silvio D’Amico”, per l’Accademia del Teatro Bellini di Napoli e attualmente per la Q.Academy di Roma.

 

recensioni

 

Gianfranco Capitta - Il Manifesto:


".....Impossibili è una sorta di attraversamento e ricognizione del panorama attorno a noi, dei luoghi comuni e dei condizionamenti cui sembriamo contenti di sottometterci. Forse dopo quindici anni la realtà ha finito col superare la fantasia, col risultato di sentirsi prigionieri dentro una bolla che non si dissolve più. Ma la grazia e il coraggio dei giovani attori e soprattutto le loro straordinarie capacità vocali finiscono per conquistare l'ambiente. Quei giovani promettono di poterci dare nuove sorprese".



Dalle recensioni raccolte su Tips Theater:

"...Mi hanno fatto impazzire per la loro bravura e sintonia...."

"Originale e coinvolgente, meglio ancora delle già alte aspettative!"

"E’ stato un leggero affresco sugli italiani e sull’italianità fatto con leggerezza profonda, divertendo un sacco e allo stesso tempo facendo riflettere e soprattutto commuovere."

"...se Impossibili fosse musica sarebbe certamente rock, se fosse un gusto sarebbe paprika e se fosse una pianta un grosso cactus…"

"...ci lasciano storditi e sbalorditi grazie ad un gusto, una sensibilità ed un'ironia (tanta!) fuori dal comune."

"...i Fools riescono a creare un legame forte con il loro pubblico, a partecipare con loro, a divertirsi, riflettere ed emozionarsi..."

"...quattro incredibili attori che sul tema di questa triste Italia han fatto uno spettacolo infinitamente bello."

 

 

Da LUNGOTEVERE. NET- Maria Vittoria Solomita 

I Fools e le loro impossibili utopie


Sei fustigatori che in fondo sono un Lui e una Lei. Impossibile? Due italiani in cerca di una direzione, persi in una notte metropolitana, popolata da realistici italiani persi. E allora meglio ricorrere alla filosofia del gregge: Lui e Lei si mischiano a personaggi e mondi di quotidiana mostruosità, deformati dalla lente del paradosso, ma tragicamente veri, "una galleria di personaggi archetipici, che però trovi per strada, alla fermata degli autobus o a scuola. La signora Maria che parla solo per "noccioline e patatine" è un mondo". Così, dialetti, mafia, calcio, apparizioni mariane e slogan politici si alternano in grottesche pose di incomunicabilità, come in palpitanti tele Grosz, in scala 1:1. Lui e Lei vogliono poter seguire una rotta, una buona stella che li guidi oltre la perdita, declinata in senso politico, fisico, calcistico e neurologico.

Una sfida da "Impossibili", se si considera che quest'anno avremo 25milioni di posti di lavoro in meno (fonte OCSE), ma dallo spettacolo si esce tutti irrimediabilmente portatori sani di utopie.

 


Da ITALIA SERA- Chiara Merlo 

I Fools, ragazzi “Impossibili”


Scritto da Rosa Masciopinto e Giovanna Mori, in arte “Opera Comique”, lo spettacolo “tricolore” è intelligente quanto divertente. Segue uno schema serrato di parole sovrapposte a formulare concetti vaghi eppure spesso così violenti…di un’opinione pubblica sempre più molesta per quanto si fa diffusa.

Apparentemente senza logica o coerenza, dietro a un discorso complessivo che non tenta di essere neppure sintatticamente concludente, ogni ipotesi suggerita viene avanti con forza solo per impressioni, per “cacciate” buffe che ci fanno crepar dal ridere e ci strappano in questo modo ogni sotterraneo malessere condiviso; così ogni equivoco teatrale assai bene costruito è ogni volta uno stimolo diretto a un approfondimento necessario! Uno spartito evanescente per essere nascostamente afferrato, con quei motivetti popolari usati come intermezzi per disorientare, spensierire, assieme a degli sketch astuti, così ironici, da rappresentare i tanti tasselli essenziali di un racconto satirico. Vengono in questo modo aggiunti, uno su l’altro, in una struttura tragicomica, tutti gli stereotipi di una società per come vengono veicolati e quindi assorbiti…a fare da pensiero unico, da sfondo per i nostri giorni. A volte proprio contro il tentativo di esorcizzare quei mali che insistentemente, quotidianamente ci affliggono.

 

 

Da MOVIEBRAT- rivista di cinema e nuovi media- Francesca Bianco  

Impossibili: un coro tragicomico

 

I Fools adoperano solo due strumenti: corpo e voce. La scena è vuota, ma piena di loro, gli oggetti di scena ridotti al minimo, eppure il ritmo è incalzante. L’attenzione del pubblico non si spegne e contempla la tecnica originalissima che si fonde con un sostrato “classico” (la tradizione musicale italiana, intonata grazie all’aiuto del Maestro di coro Lee Colbert, musicista e vocalist argentina). L’Italia un mosaico di contraddizioni è l’input dello spettacolo e in attesa che cambi (se mai cambierà) possiamo farci quattro risate (e altrettante riflessioni) nell’assistere a questa affabulazione tragicomica.

 

 

Da MEDIA X PRESS – giornale on line - Maria Chiara Fratoni

 

Lo spettacolo è composto da diverse scene in cui si alternano quelle verosimili e quelle “impossibili” che si susseguono descrivendo l’Italia: i giovani che vorrebbero partire ma tra un impegno e l’altro restano; i mondiali, l’unico momento in cui ci sentiamo veramente tutti figli dello stesso paese, “bisogna credere e avere cuore”; la signora per cui l’unico problema sono le noccioline e le patatine restando indifferente davanti alla morte di numerose persone; la presenza inquietante di uomini e donne sorridenti che dicono di risolvere problemi “…che problema? Non c’è nessun problema!” senza neanche ascoltare i bisogni effettivi degli altri; il mondo della chat e lo smarrimento che da questo può derivare rischiando di schiacciare ogni sentimento in un rapporto freddo e asettico. La perdita di qualcosa come il biglietto per tornare a casa. Alcuni dialoghi che sfiorano l’assurdo e poi i realistici ricordi della processione in montagna, in cui “come tutti gli anni” piove e ne succedono di tutti i colori in attesa del miracolo delle lacrime della Madonna. Alla fine, dopo alcune riflessioni sulla morte, nel caos della vita l’unica cosa che sembra rimanere fissa e certa è una stella.

Uno spettacolo carico di comicità e ironia, ma allo stesso tempo intessuto di tragicità e drammaticità. L’unica scenografia presente è costituita dai corpi degli attori e da alcuni oggetti di scena come una bandiera italiana, occhiali con occhi disegnati, ombrelli, pile e pochi altri. Gli attori sono quattro e sempre in scena, cantano a cappella intonando monodie, polifonie, canoni e responsoriali in cui la parte solista si alterna a quella corale, ma anche tifo da stadio e musiche da discoteca. È una pièce oliata brillantemente in cui la versatilità degli attori è sfruttata a pieno in ogni (imp) possibilità.

 

Da LonevoFilm - Daniele Giordano

Con i loro sgangherati monologhi e pseudo travestimenti (divertenti peraltro), lasciati a mezza strada con noncuranza, passando da un argomento a un altro senza un minimo di filo logico, ma eseguiti con intelligenza e preparazione artistica. Questi quattro artisti (Luigi Orfeo, Jessica Ugatti, Stefano Sartore, Martina Sparvieri), vestiti rigorosamente da “Donna Carmela”.

Nelle loro rappresentazioni, qualcuno del pubblico potrebbe definirli blasfemi, altri irriverenti e, chissà quant’altro ancora, poiché deridono destra e manca… se mai si avvicinassero a tutto ciò, sarebbe fatto col massimo rispetto… toccando quel tanto di goliardia, mescolata ad arguzia che non guasta. Come si accennava, loro passano scanzonati da un dialogo all’altro senza curarsi di dare spiegazioni, dovrà essere lo spettatore a “ricucire le trame ricomponendo il suo legame”. Su questa scanzonata compagnia sentiremo ancora parlare.

 

Responsabile Ufficio Stampa Torino fringe Festival - Francesca Di Martino

IMPOSSIBILI mi ha molto coinvolto, emozionato ed affascinato. I 4 attori li ho trovati perfetti, senza alcuna imperfezione o vuoto, tutto aveva un bel ritmo e tutto appariva nuovo e mai ripetitivo. E’ stato un leggero affresco sugli italiani e sull’italianità fatto con leggerezza profonda, divertendo un sacco e allo stesso tempo facendo riflettere e soprattutto commuovere. Le caricature sono molto divertenti e la solitudine si vede ed entra nelle ossa come il freddo che all’improvviso arriva. “Come tutti gli anni” le abitudini si ripetono e sembrano quelle salvarci dalla angoscia della morte, come scaramantici riti propiziatori di vita. Ma poi alla fine, come nella Creazione di Adamo di Michelangelo, la vita scorre su un dito e passa all’altro attraverso l’amore che tutto può.

 

Da Teatrionline - Francesco Roma

Lo spettacolo “Impossibili” è decisamente difficile. Sia per gli attori, a cui viene richiesto un grosso lavoro di movimento coordinato e a livello vocale, sia per gli spettatori. L’uso della voce è ampio: si va dal canto alla recitazione corale, passando per caratterizzazioni anche dialettali. Per gli spettatori coinvolti in questo gioco, apparentemente scherzoso, rimane qualcosa di inquietante. È la consapevolezza di essere diventati quella cosa lì. Forse il berlusconismo o forse la costatazione di non essere capaci di voltare pagina, e bene o male siamo ancora immersi in questa ambigua incapacità di dare alle cose il loro vero nome. La regia ha scelto di non usare scenografie, ma solo mascherine che davano il senso dell’esteriorità sempre sorridente, e luci sobrie.

La consapevolezza del pubblico di assistere ad un grosso lavoro antecedente di preparazione ed una perfetta esecuzione della partitura era testimoniato dal lungo applauso finale.